castello di glamis

Il castello di Glamis

Il castello di Glamis, fra fantasmi e segreti inconfessabili

Dovendo stilare un’ipotetica lista delle dimore più affascinanti del mondo, non ci penserei due volte a inserirvi il castello di Glamis, in Scozia, nella contea di Angus. Parimenti, se mi chiedessero di trascorrervi una notte da solo ringrazierei cordialmente ma mi defilerei a dormire nella prima bettola infesta dai topi incrociata sul mio cammino.

Siamo liberi di credere o meno ad un ipotetico universo soprannaturale, ma quando la storia di un edificio è contrassegnata dall’inizio alla fine da episodi sconcertanti, leggende e maledizioni, addormentarsi fra le sue mura può divenire impegnativo anche per chi ha il sonno pesante.
Il mito del castello di Glamis ha inizio quando ancora il castello di Glamis neppure era stato costruito. Nell’anno mille, nel terreno dove ora sorge la struttura, Macbeth compì l’azione che ispirò l’opera di Shakespeare, uccidere il cugino e re di Scozia Duncan I. Un altro monarca, Malcom II, qualche anno più tardi fu trucidato dai suoi sudditi e il suo corpo fatto a pezzi.
Il castello è la dimora della famiglia Bowen – Lyons dal lontano quattordicesimo secolo; sotto lo sguardo severo dei centenari, antichissimi conti di Strathmore resi immortali dai dipinti lungo le pareti dei corridoi, la regina Elisabetta – madre dell’attuale regina Elisabetta seconda – trascorse la sua più tenera età, fu educata e si sarà divertita un mondo alla ricerca dell’introvabile stanza segreta della leggenda.

La stanza segreta

Tutte le famiglie nobili hanno i loro piccoli e immensi segreti, sconvenienti scheletri nell’armadio e un passato turbolento da proteggere avidamente. I conti di Strathmore però “ci danno dentro di brutto“, passateci l’espressione decisamente poco british ma molto Yankee.
Un segreto inconfessabile è tramandato da padre a figlio, allorquando l’erede – solo e soltanto se di sesso maschile – ha compiuto il suo diciottesimo anno d’età.
Ma poiché si tratta di un segreto e chi scrive non vanta discendenze Strathmore, non siamo in grado di svelarvi di più. La leggenda che aleggia intorno a questo curioso mistero ha alimentato affascinanti suggestioni già dagli inizi del secolo ottocento.
Il primo resoconto ci giunge da una penna illustre, quella di Sir Walter Scott (autore del romanzo storico Ivanhoe), uno fra i testimoni più attendibili che potremmo auspicarci, avendo fama di scettico per antonomasia. Scott trascorse una notte ospite nel castello nel 1790, ma solamente nel 1830 pubblicò il suo resoconto:”Tutta la notte, da quando mi misi a letto, udì le porte sbattere una dietro l’altra. C’era qualcosa di misterioso castello di Glamis. Sono venuto a conoscenza dai signori che nella struttura si trova una stanza segreta, ma solo al conte, l’erede e al fattore è dato sapere quali nefandezze vi si celino.”

Una più recente testimonianza ci giunge dalla viva voce di Rose Bowen, zia della regina Elisabetta II, nata a Glamis. In un’intervista le venne chiesto di esprimere due parole sul segreto degli Strathmore, la sua risposta giunse solamente dopo qualche attimo di silenzio.
“Fin dall’infanzia c’è stato proibito di fare domande sulla questione. Mio padre e mio nonno mi dissero di non prendere mai l’argomento in loro presenza e quando casualmente qualcuno faceva accenno alla cosa il clima diventava improvvisamente rigido”. Non si tratta di casi isolati, tutti i conti di Strathmore, incluso il conte Michael, l’erede attuale, non sono mai venuti meno al proprio giuramento, preferendo glissare senza però mai smentire alle domande dei curiosi. Al mondo ci sono solamente tre persone a conoscenza del segreto: i due conti di Strathmore e il maggiordomo del castello di Glamis. Per qualche bizzarro motivo tutti i maggiordomi ne sono da sempre stati messi al corrente, come se il loro operato fosse indispensabile a gestire nella pratica qualcosa di orribile fra quelle mua.

La tradizione fa gravitare il mistero intorno ad una stanza segreta sita da qualche parte nel castello di Glamis, presumibilmente in una sezione chiamata “mad earls walk“. Da secoli si odono sinistre grida e lamenti provenire dal suo interno. La maggior parte dei dipendenti non è  in grado di identificare l’esatta sorgente di tali rumori, ma tutti sono concordi nell’affermare che essa potrebbe essere collocata in cima alla torre, sebbene non sia mai stata identificata. Virginia Gabriel, ospite degli Strathmore, udì casualmente una conversazione fra il conte Claude e la consorte. La donna chiese al marito se fosse a conoscenza della stanza segreta, ed egli rispose:“entrai nella stanza il giorno del mio diciottesimo compleanno. Ciò che vidi fu orribile, per questo ora ti prego di non parlarmi più di quel maledetto posto.”
Sul finire dell’ ottocento  una rispettabile nobildonna londinese fu invitata dagli Strathmore a trascorrere una notte al castello di Glamis, nella stanza degli ospiti situata in quell’ala che funge da tramite fra l’antica torre disabitata e le stanze di più recente costruzione. La notte trascorse apparentemente tranquilla, il castello di Glamis cadde in un sonno profondo che fu banalmente interrotto dal canto del gallo all’alba del giorno seguente. A colazione i conti e la servitù erano già ai propri posti tavola, in attesa della loro gradita ospite, che non tardò ad arrivare. La poveretta aveva lo sguardo stanco e sconvolto; alla domanda se la stanza fosse stata di suo gradimento ella risposa:
“Il luogo è meraviglioso, e il mobilio sicuramente pregevole e distintivo del vostro buon gusto. Anche il letto era confortevole. Se soltanto il carpentiere non avesse deciso di lavorare da mezzanotte fino alle sei del mattino avrei trascorso una notte perfetta, ma non ha smesso un secondo di piantare chiodi sui muri.”

A questa risposta l’umore dei presenti mutò repentinamente. Da anni non c’era un carpentiere nel castello di Glamis e nessuno fra i servitori era solito trascorrere la  notte in lavori non di sua competenza.

Cosa c’è nella stanza segreta del castello? Esiste davvero? La tradizione ci mette davanti  tre inquietanti possibilità, la più folkloristica avente per protagonista la pecora nera della famiglia Strathmore, un personaggio che William Howitt identifica nel conte Beardie, conte di Crawford.
Sembra che egli avesse un carattere iroso e incline al vizio, primo fra tutti quello irrefrenabile per il gioco delle carte. Il conte aveva l’abitudine di sedersi al tavolo ogni giorno e si circondava di servi, ospiti e parenti che dovevano assecondarlo per appagare la sua bramosia di vincere. Esiste tuttavia un giorno nell’anno dove secondo la tradizione scozzese tutti i vizi dovrebbero essere soppressi, pena la dannazione: il giorno del Sabba. Anche quel giorno Beardie pretese una partita a carta, ma nessuno volle accontentarlo. Su tutte le furie fu visto allontanarsi dalla stanza gridando:
“Riuscirò a giocare, anche col diavolo in persona!”

Per un curioso scherzo del destino, uno straniero alto e avvolto da un lungo mantello si presentò al castello, ansioso di sfidarlo. Entusiasta, egli acconsentì e si rinchiuse insieme all’ospite nel proprio studio,  riferendo di non voler essere disturbato da nessuno e per nessun motivo. Il maggiordomo – incerto sulla sicurezza del suo signore o più banalmente incuriosito – si accostò alla porta ad origliare. Fra vivaci bestemmie e improperi di rabbia, sembra che dopo qualche ora egli avesse già perso buona parte dei propri averi e non avesse più come saldare le vincite al misterioso giocatore. Questi, gli offrì allora la possibilità di un’ultima partita, con la quale egli avrebbe potuto riprendersi tutto. In cambio, in caso di un’ennesima sconfitta,  avrebbe dovuto cedergli il bene più prezioso di cui disponesse: la sua anima.
Il conte Beardie, accecato dal demone gioco e disperato più che mai acconsentì ma dopo qualche colpo di backgammon si ritrovò ancora una volta sconfitto. Accade allora qualcosa che lo sconvolse al punto tale da indurlo a uscire in preda al panico fuori dalla stanza, con in viso un’espressione di vivo terrore. La servitù irruppe nella stanza per interpellare lo straniero, ma egli era misteriosamente svanito nel nulla. Trascorsero cinque anni, durante i quali il conte visse timoroso perfino della sua ombra, come in attesa di un infausto destino; quindi morì. Da allora, si narra che una volta l’anno dalla stanza segreta si odano le urla strazianti e le bestemmie di un’interminabile partita a carte e che il diavolo, nei panni dello straniero, abbia condannato il conte Beardie a giocare per l’eternità.

Stando alla teoria considerata come la più plausibile, la stanza dal 1821 nasconderebbe il figlio deforme dell’undicesimo conte di Strathmore. La sciagurata creatura, dopo essere stata messa al mondo e aver suscitato l’orrore di tutti i nobili benpensanti, fu segregata in un’ala remota del castello nella quale rimase nascosta per tutta la vita, nutrita con i viveri di prima necessità dai maggiordomi che negli anni si sono succeduti. Ma quanto lunga fu questa vita? Secondo la tradizione scozzese a distanza di 200 anni egli sarebbe ancora vivo, a urlare la propria sofferenza nelle notti solitarie e silenziose della brughiera.
La prima volta che si sentì parlare di questa ipotesi fu nel 1840, quando il periodico “notes & queries” fece circolare il sospetto di un mostro rinchiuso in un’ala segreta del castello. Tale diceria fu senz’altro esacerbata dalla notizia che il primogenito dell’undicesimo conte di Strathmore – fatto accertato – era venuto alla luce privo di vita. Ma se invece di un figlio nato morto, ne avessero messo al mondo uno deforme, cosa si sarebbe pensato nei salotti buoni dell’epoca? La diversità genetica sembra uno degli argomenti ritenuti più sconvenienti fra i membri della famiglia Bowen – Lyons, e la sorte toccata alle cugine della  regina Elisabetta II, Katherine e Nerissa ne è un efficace paradigma: mentalmente invalide, vennero rinchiuse in una casa di riposo lontano dalle chiacchiere e dal gossip. In molti sostengono che possa esserci un fondo di verità nella leggenda del mostro deforme: che la storia della creatura immortale sia soltanto il frutto di elucubrazioni visionarie lo diamo per scontato, ma che qualcuno, magari un erede indesiderato, sia stato rinchiuso in una camera “proibita” è da molti ritenuta un’ipotesi verosimile. Troppi i testimoni nel corso degli anni, e smoderatamente opprimente l’aurea di mistero mantenuta dai conti fino almeno al 1960, anno in cui il  conte di Strathmore dichiarò che il segreto sarebbe morto con lui, a far intendere che ormai non vi fosse più nulla da proteggere.

L’ultima delle tre leggende vuole la stanza segreta occupata da  scheletri umani. I macabri resti nel 1486 appartenevano ad alcuni membri della famiglia aristocratica degli Ogilvi. Per sfuggire dalle grinfie di una famiglia rivale, chiesero rifugio ai conti di Strathmore. Meschinamente, gli infidi conti li accolsero e li accompagnarono in una stanza dove vennero rinchiusi senza poter veder la luce del giorno o disporre di acqua e cibo. La stanza fu murata e la chiave gettata via. Trascorse qualche mese e un servitore assoldato di recente al servizio dei conti, durante i lavori di ristrutturazione  si imbatté casualmente in una parete che al tatto sembrava essere cava. Scavando fino in  fondo trovò la stanza segreta e un orrore che mai avrebbe voluto conoscere: gli sventurati erano tutti deceduti per stenti, ad eccezione di uno che per tutto quel tempo era riuscito a sopravvivere nutrendosi delle altrui carni. Il servitore fuggì e raccontò dell’orrore scoperto, ma nessuno gli credette perché il macabro nascondiglio non fu più ritrovato.

Da allora sulla stanza aleggiano le più sinistre ipotesi; chi conosce a menadito il castello di Glamis afferma che dall’esterno si vedano dodici finestre in più rispetto alle stanze che effettivamente possono essere visitabili dall’interno. Del resto, la proprietà non sarebbe certamente il primo castello scozzese noto per i suoi anfratti segreti e le camere nascoste. Sicuramente più colorite sono le leggende che la fantasia popolare – alimentata dall’aspetto lugubre della struttura – fa circolare da secoli sul suo conto.

I fantasmi del castello di Glamis

Può un simile luogo non ospitare una massiccia colonia di spiriti? La risposta, scontata, è no. Negli anni, fra le mura del castello di Glamis, i proprietari, la servitù, gli ospiti, perfino la regina madre e in tempi più recenti i turisti(perché si, il castello è aperto al pubblico)hanno riportato incontri inquietanti con inquilini invisibili e centenari. Si contano circa una ventina di ospiti indesiderati nel castello di Glamis, fra uomini della servitù, nemici della famiglia barbaramente trucidati e donne e bambini dall’aria malinconica e afflitta. Alcuni di questi sono stati avvistati pochissime volte mentre altri ancora oggi scuotono i nervi  di chi abita Glamis e dei suoi ospiti. Di seguito riportiamo i tre fantasmi più celebri e  meno “timidi”.

Il fantasma della donna senza la lingua

Una delle anime inquiete più famose di Glamis è quella di una ragazza senza  lingua che durante la notte corre incessantemente con la bocca spalancata intorno al perimetro che circonda il castello. Qualche testimone ha avuto l’onore di ammirarla da vicino in un indimenticabile “tete a tete” e constatare la sua orrenda mutilazione, come capitato in sorte ad un topo d’appartamento che dopo essere riuscito a insinuarsi nel parco supplicò le forze dell’ordine di condurlo rapidamente dietro le sbarre.
La storia di questa poveretta risale al diciassettesimo secolo, quando per sua sventura conobbe uno dei rampolli di casa Strathmore. Durante uno dei loro incontri venne a conoscenza del segreto degli Strathmore, una colpa gravissima punibile con il rituale del silenzio che consisteva nell’amputazione della lingua. Da allora il suo fantasma si aggira a Glamis senza riuscire a trovare la pace.

Jack the runner

Un altro fantasma avvistato più volte nel corso degli anni è quello di uno schiavo di colore conosciuto come “Jack the runner”; particolarmente rumoroso, egli tormenterebbe le notti degli attuali proprietari con il suo sofferente fracasso. Analogamente alla fanciulla senza lingua, Jack fu ucciso per puro sadismo nel diciassettesimo secolo, sbranato dai cani, sotto lo sguardo divertito  degli astanti in occasione di una festa che degenerò a causa dell’alcool.

Il fantasma della strega

Lo spirito di una dama bianca terrorizza da circa 600 anni lo staff e gli ospiti del castello. L’anima in pena sarebbe stata avvistata nella cappella familiare e nella torre dell’orologio, da testimoni abbastanza attendibili come nobili o uomini di legge. La tradizione fa risalire la sua origine al 1532, quando Janet Douglas, una dama invisa al re Giacomo V accusata di stregoneria venne sepolta viva. Anche la sua bambina fu imprigionata e la donna morì con la consapevolezza che la stessa sorte sarebbe toccata alla figlia.

Visitare il castello di Glamis

Se dopo tutti questi piacevoli racconti desideraste ancora visitare il castello di Glamis, sappiate che è consentito farlo. Si trova a 45 minuti da Perth e quotidianamente è visitato da tanti turisti solitari o organizzati in gruppi (decisamente più economico).
Aldilà delle storie di fantasmi, il castello è una delle strutture più incantevoli della Scozia ed è fra le espressioni più nobili dell’architettura scozzese del quattordicesimo secolo.
Il tour può essere prenotato online dal sito ufficiale

admin / 13 luglio 2016 / Europa, Luoghi infestati

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