Alcuni fantasmi dell’area grecanica calabrese

Ciao a tutti, faccio la segnalazione di alcune presenze “storiche” che albergano in provincia di Reggio Calabria, per la precisione nell’area grecanica calabrese, posta sul versante del basso jonio dell’Aspromonte.
Partiamo dal paese di Bova Marina; come suggerisce il nome, essendo esposto sul mare, fino alla fine del XVIII secolo il suo litorale è stato vittima di invasioni piratesche e saracene; con l’avvento degli aragonesi, lungo la costa si costruirono delle torrette di guardia che, dando sul mare, potevano permettere ai militare posti al loro interno di controllare la costa e, in caso di presenza di navi ritenute pericolose, di avvertire in tempo le autorità per la difesa del territorio.
Bova Marina tuttora presenta di quel periodo reperti ben conservati: una torretta posta sul promontorio caratteristico del paese e poco distante da esso i ruderi di un palazzo, usato come caserma posto su uno sperone di roccia chiamato Rocca Bianca per via del suo colore caratteristico.
Secondo molte testimonianze di locali e turisti, capita di assistere a fenomeni particolari; dalla torretta si può notare, soprattutto durante le notti più buie, un bagliore come se al suo interno ci fosse una lanterna accesa anche se nessuno vi si trova al suo interno; dalla casa diroccata, invece, capita di vedere nella stagione estiva una nebbiolina bianca, dalle sembianze di una donna, cadere verso la strada che la costeggia ad una ventina di metri più in basso; si dice che questa possa essere il residuale di una ragazza, figlia di un comandante della caserma che nella prima metà del 1700 trovò la morte cadendo da quel dirupo; in paese alcuni dicono che si sia suicidata, altri che sia stata assassinata da un sottoposto di questo comandante ma nessuno realmente sa la dinamica dell’accaduto.
Passiamo al comune di Condofuri; questa segnalazione è abbastanza datata e non so se negli anni qualcun’altro ha avuto modo di esserne ulteriormente testimone; negli anni ’50 del XX secolo, Condofuri, così come gli altri comuni dell’area grecanica, furono vittime di alluvioni distruttive; nella frazione Marina di Condofuri, durante una di queste, un postino mentre si trovava su un ponte, morì venendo trascinato dal fiume in piena. Dopo una decina d’anni da questo fatto, si dice che un ragazzo di ritorno da scuola notò un uomo che gli dava le spalle con addosso vestiti logori, una bicicletta piena di ruggine e una borsa da portalettere e, sorpassandolo di lato, vide che quella figura altro non era che un cadavere in avanzato stato di decomposizione; dallo spavento corse gridando verso casa, i capelli gli diventarono bianchi, venne rinchiuso in casa perché impazzì per lo spavento e non se ne seppe più niente di lui.
Condofuri tra le sue peculiarità presenta anche quella di ospitare la parte conclusiva della fiumara Ammendolea, uno dei corsi d’acqua più importanti della zona, luogo pregno di storia; si dice che segnasse il confine tra le colonie greche di Reggio e di Locri e che all’epoca il vecchio centro di Condofuri, che si trovava lungo la sponda lato Reggio a qualche chilometro dalla costa, venne distrutto dall’esercito siracusano. Si narra che lungo il suo letto, al giorno d’oggi quasi completamente asciutto durante i mesi estivi, si sentano ancora gli echi delle battaglie e sia possibile sentire e vedere carri trainati da cavalli infuocati e da cocchieri senza testa.
Ultima segnalazione riguarda il paese di Roghudi, uno dei più suggestivi della zona; posto su tre costoni di roccia che si contrappongono alla fiumara Ammendolea e fino agli anni ’70 abitato, a causa di due distruttive alluvione accadute venne fatto abbandonare dalle autorità locali per garantire la sicurezza dei suoi cittadini che sono stati trasferiti in un nuovo abitato posto sulla costa e diventando a tutti gli effetti un paese fantasma; oltre che essere suggestivo, camminando lungo le sue strade si ha l’impressione di sentire delle urla provenire dai burroni disseminati lungo le strade del paese, questo perché nei tempi passati non era raro che i bambini, giocando, si sporgessero su essi e perdendo l’equilibrio, cadessero in essi ; infatti, nelle case più vicine questi burroni, ancora oggi è possibile notare la presenza di catene di ferro attaccate alle case dove potevano essere legate le caviglie dei bambini ed evitare questi drammatici incidenti.
Roghudi per molti anni è stato collegato agli altri paesi della zona tramite la fiumara Ammendolea e le mulattiere; tra quest’ultime, in quella che collega Roghudi con il paese di Bova è possibile, secondo molte testimonianze, incrociare una signora anziana che trasporta sulle spalle carichi molto pesanti; i locali diffidano gli stranieri a compatirsi per lei in quanto questa è in realtà un fauno, busto di uomo e gambe di capra, molto cattivo; molti in passato sono stati vittime dei suoi tranelli e chi ne è scampato ha raccontato che il fauno, ponendosi come una vecchina bisognosa d’aiuto, ti invogli ad aiutarla e ti indirizzi verso la sua casa dove ti fa bere una bevanda che ti fa addormentare con l’intento di divorarti.
Queste probabilmente saranno solo leggende metropolitane ma di sicuro l’area grecanica calabrese, essendo stata testimone di eventi storici molto importanti nonché cruenti, nasconde altre importanti storie di questo tipo.

kalimera86 / 17 ottobre 2017 / Calabria

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