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Salem e le streghe: viaggio alle origini del mito

Salem, la città che non ha uno sceriffo

Salem, nel Massachusetts, è il nome di un villaggio che da sempre riecheggia nella cultura popolare e che anche ai meno informati rievoca nella mente la storia raccapricciante dei processi alle streghe, dei roghi e di sinistre vendette  rimaste strozzate in gola, soffocate da un cappio che forse troppo avventatamente venne stretto intorno al collo di tante donne vittime di complotti e superstizione.

Chi fossero veramente queste donne – e uomini – i cui nomi oggi sono incisi nel grande libro del folklore americano e non solo, che hanno legato la loro sfortunata esistenza a decine di leggende metropolitane da raccontare nelle notti di Halloween, non è semplice dirlo. Chi a Salem sentenziò la loro morte le ritenne colpevoli di stregoneria, delle megere vicine a satana che insidiavano le giovani del villaggio. La crescente fede nella ragione  ha negli anni riabilitato la loro immagine, tramutandole da carnefici in vittime, ma nella tradizione popolare – alimentata dalla spinta comunicativa di Hollywood che con film come Hocus Pocus o il più recente Salem la notte delle streghe – le donne impiccate a Salem rimarranno streghe per sempre.

Sembra però che Salem abbia ancora un credito da scontare. Questo piccolo villaggio, oggi abitato dai pronipoti e discendenti di chi in passato fu artefice dei processi alle streghe, è tormentato da sinistre visioni e maledizioni che si fa fatica ad attribuire a coincidenze.

A Salem vi sono quattro luoghi dove le attività paranormali e inspiegabili sarebbero particolarmente intense. Si tratta del cimitero, della vecchia casa di uno dei giudici del tribunale inquisitorio, di un ristorante e della collina dove nel 1692 furono eseguite le sentenze di morte.

Salem, la storia

Salem fu colonizzata nel 1626 da un gruppo di  pescatori europei calvinisti guidati da Roger Conant, sospinti verso il Nord America dalla politica Anglicana di Re Carlo I, avversa alle minoranze religiose del paese. La nascita dei processi alle streghe di Salem affonda dunque le sue radici nell’Europa calvinista pre seicentesca, la cui cultura e il cui credo attecchirono nei nuovi insediamenti coloniali dell’intero New England, non soltanto a Salem.

Salem era abitata da puritani, gente forte di un’incrollabile fede che predicava uno stile di vita molto rigido. A Salem fu bandita la musica, ad eccezione degli inni sacri, furono proibite le danze e i festeggiamenti in luogo di Natale e Pasqua, poichè ritenute due festività pagane. Vennero inoltre aboliti i giocattoli e le bambole in quanto divertimenti futili. In un contesto del genere, una donna che ardiva indossare abiti più succinti (e quando scriviamo “succinti” non immaginatevi certamente minigonne da urlo inguinali), con colori sgargianti come il rosso, era malvista dall’intera comunità ed emarginata dal resto del villaggio.

Nel 1642 in Inghilterra viene ufficialmente riconosciuto il reato di stregoneria, punibile con la pena capitale. Si diffusero inoltre pamphlet e testi che mettevano in guardia le masse dal demonio.

Verso la fine del 1600, Salem venne divisa in due frazioni: Salem villaggio e Salem città, costantemente in lotta fra loro. Questo è il clima in cui ebbe inizio la celeberrima caccia alle streghe, che si nutrì anzitutto dell’odio fra famiglie e delle invidie fra cittadini più e meno abbienti.

Salem e la caccia alle streghe

Nel 1692 a Salem si diffuse notizia di un primo caso di stregoneria. La figlia del reverendo Parris, Betty Parris e sua cugina Abigail Williams riportano i sintomi di una possessione demoniaca. Le due fanciulle, all’epoca di circa dieci anni, avevano comportamenti aggressivi nei confronti di familiari e ospiti, si esprimevano in strani versi e contorcevano i loro corpi in posizioni disumane.

I medici interpellati per dare una risposta ai fatti non riscontrarono nulla di anomalo. Frattanto, anche altre sei  rispettabili ragazze del villaggio di Salem furono vittime di questo strano seme della follia. L’ipotesi formulata dal dottor Griggs per la prima volta fu che il diavolo avesse preso possesso delle giovani. Ma chi aveva evocato il maligno? Secondo il reverendo Parris, William Stoughton e William Phips, a Salem vivevano alcune donne che praticavano la stregoneria e avevano un canale preferenziale con l’inferno.

Venne istituito un tribunale presieduto oltre che dallo stesso Stoughton, da Jonathan Corwin, John Hawthorne, avo del celebre autore del romanzo “La lettera scarlatta”, Bartholomew Gedney e altri magistrati originari del Massachussets.

Furono chiamate a deporre al processo come testimoni proprio le ragazze che avevano manifestato quei disturbi, fra cui: Betty Parris, Abigail Williams, Ann Putnam e Elizabeth Hubbard. Alcune delle famiglie coinvolte erano da sempre in aperto contrasto con altre famiglie benestanti dell’epoca, è il caso della famiglia Putnam con la famiglia Proctor, che forse non tanto casualmente ebbe dei propri membri fra gli accusati.

Nel primo processo alle streghe di Salem, le donne accusate di stregoneria furono:

Sarah Good, Sarah Osborne e Tituba.

Sarah Good e Sarah Osborne erano rispettivamente una senzatetto e una donna che da più di un anno non metteva piede in chiesa. Tituba era una schiava di colore che viveva in casa Parris, a cui la leggenda attribuisce decine di origini differenti. Secondo il reverendo e le due ragazze ella era una strega, sorpresa più volte a conversare nascostamente con una misteriosa entità “ombra” ritenuta essere il diavolo. Durante il processo Tituba non rinnegò mai queste accuse, fu anzi lei stessa a confermare di avere contatti con il demonio e di essere una strega. Al tempo stesso gettò infamia sulle altre accusate, Sarah Osborne e Sarah Good, sostenendo che la Osborne vivesse con un piccolo mostriciattolo dalla testa di donna e il corpo di animale e che se ne servisse nei suoi Sabba.

Paradossalmente fu proprio questa ammissione di colpa a salvare la vita di Tituba: le altre due donne furono condannate – Sarah Good impiccata, Sarah Osborne morì in prigione – mentre Tituba riuscì a lasciare Salem impunita, dopo aver insinuato il germe del sospetto nell’intera comunità, ora più che mai fermamente convinta che le streghe vivessero nascoste fra i suoi abitanti. Il suo nome ancora oggi è avvolto nella leggenda, poichè dopo aver innescato un meccanismo perverso di isteria, accuse e sospetti, nessuno seppe più che fine fece.

Le prime esecuzioni

Furono accusate e imprigionate tante persone, ma la prima donna ad essere  impiccata fu Bridget Bishop. La Bishop era una proprietaria terriera – aveva un grande campo di mele – e possedeva una taverna. Ad accusarla furono Abigail Williams, Ann Putnam e Mary Walcott. Le infamie sul suo capo erano tante: era accusata di stregoneria, magia nera, di aver sedotto tutti gli uomini del villaggio – cosa impegnativa, considerando che la Bishop aveva superato i 60 anni di età – e di insidiare le giovani fanciulle di Salem. Fu dichiarata colpevole e impiccata alla Gallows Hill, i suoi resti poi vennero malamente sepolti nella stessa area, così come quelli di tutti gli altri colpevoli.

Processi a Salem e la prova dell’evidenza spettrale

Nei cosiddetti mesi d’isteria di Salem costituiva elemento probante nella formulazione di accuse di stregoneria l’evidenza spettrale: le donne accusate dovevano effettuare la loro arringa in tribunale alla presenza delle vittime, quasi sempre le giovani Williams, Putnam, Parris e Walcott. Se nell’udire la voce delle presunte streghe le ragazze avvertivano malesseri, capogiri, stati confusionali o manifestavano crisi isteriche, svenivano o si contorcevano, la prova spettrale era stata superata ed era dimostrato che l’accusata fosse una strega. Durante le deposizioni delle imputate molte ragazze svennero o furono vittime di violente crisi isteriche che convinsero i magistrati dell’epoca della presenza del maligno in aula.

Questo metodo di giudizio fu aspramente criticato poichè metteva addosso ai testimoni responsabilità ancora maggiori. Non soltanto esse erano libere di puntare il dito contro chiunque, ma tramite l’evidenza spettrale potevano influenzare la sentenza dei giudici.

Furono accusati  donne e uomini rispettabili, i documenti dell’epoca hanno consegnato agli annali i nomi di diciannove individui impiccati, un morto sotto tortura e quattro decessi in prigione. La maggior parte degli accusati erano puritani che godevano di una buona posizione all’interno del villaggio. Rebecca Nurse ad esempio era una donna di buona famiglia, amata e ben voluta da gran parte dei cittadini di Salem. Ma ciò  a nulla servì dinanzi le accuse di stregoneria formulate da Abigail Williams.

Il reverendo George Burroughs fu impiccato mentre recitava le sue preghiere, cosa impossibile secondo le credenze del tempo per un uomo legato al demonio. Tutte le impiccagioni si tennero nella Gallows Hill, al cosiddetto “albero delle streghe”.

L’esecuzione più drammatica e spaventosa fu però quella di un ultra settantenne contadino di nome Giles Corey. Corey era il marito di una delle accusate, la “strega” Martha Corey e fu a sua volta coinvolto nel processo alle streghe dalle accuse di negromanzia formulate da Mercy Lewis, la quale asserì di essere continuamente perseguitata dal suo spirito pervertito e blasfemo. Prima di allora  durante il processo tutti gli accusati si erano dichiarati colpevoli o non colpevoli alla fatidica domanda posta loro dalla corte. Corey ricorse a un espediente che gli consentiva di non essere giudicato qualora non avesse risposto alle accuse di colpevolezza: rimanendo in silenzio il processo non poteva essere portato a termine e senza processo alla sua morte i suoi beni non potevano essere confiscati ma sarebbero passati agli eredi diretti, i suoi figli.

Nel tentativo di estorcergli la dichiarazione lo sceriffo locale George Corwin lo sottopose a uno supplizio atroce: lo fece distendere sul terreno antistante alle prigioni e ordinò che gli venissero caricati addosso dei pesantissimi massi. La tortura sarebbe proseguita fin tanto che Corey non si fosse arreso, esprimendo la sua dichiarazione di colpevolezza. Ma questo momento non arrivò mai, anzi alle richieste di resa dello sceriffo egli rispondeva incurante “più peso.” Dopo due giorni l’anziano uomo morì. Due sono le leggende che si tramandano circa il momento esatto in cui egli esalò l’ultimo respiro: la prima ce lo descrive serafico mentre farfuglia indefesso le parole: “più peso.” La seconda, decisamente più inquietante, lo tramanda nell’atto di maledire lo sceriffo George Corwin in piedi difronte a lui: “Corwin, io maledico te e Salem!“.

Nell’ottobre del 1692 il governatore Phips, sollecitato dal parere del reverendo Increase Mather, sottoscrive un mandato che mette fine ai processi di Salem. Il provvedimento emanato sottolinea come la prova dell’evidenza spettrale non sia del tutto attendibile e potrebbe mandare a morte molte persone innocenti. Le impiccagioni avvenute il 22 settembre di  Martha Corey, Margaret Scott, Mary Easty, Alice Parker, Ann Pudeator, Willmott Redd, Samuel Wardwell e Mary Parker furono le ultime sentenze di morte eseguite. Nel gennaio del 1693 quarantanove  persone arrestate per reato di stregoneria vengono assolte e rilasciate.

Perchè a Salem avvenne questo?

A distanza di anni ci sono innumerevoli domande sull’ isteria collettiva che avvolse il villaggio di Salem. Primo fra tutti, il misterioso malessere che colse tutte le giovani ragazze di Salem e che sembrava manifestarsi, secondo la prova spettrale, proprio quando alcuni fra gli accusati parlavano in loro presenza. Queste alcune fra le  ipotesi principali:

Esiste per davvero un mondo fatto di fantasmi e ombre, ed esistono in mezzo a noi persone in grado di comunicare con gli esseri che lo popolano. Ancora oggi sono in molti a credere che a Salem risiedessero delle streghe.

Abigail Williams, una delle principali accusatrici di Salem, negli anni ha assurto al ruolo di leggenda: l’opera teatrale “Il crogiuolo” del commediografo Arthur Miller, la descrive come la prima fra le streghe di Salem, dedita a Sabba e festini osceni nel bosco. Nell’opera, per salvare se stessa e le amiche dalla pena capitale ella avrebbe puntato il dito contro le rispettabili donne di Salem.

Aldilà della fiction, sembra che un ruolo fondamentale l’abbiano svolto proprio le otto giovani di Salem, dalla Williams ad Ann Putnam, che manifestarono i sintomi della possessione demoniaca. Sul finire del 1600 le ragazze conducevano una vita soffocata dai precetti del puritanesimo, abbandonate a loro stesse e alla noia nelle grandi tenute coloniali; i loro genitori trascorrevano lunghi periodi in viaggio, poichè fra Salem villaggio e Salem città vi erano diverse miglia di distanza, per non parlare di tutti gli altri centri del New England che con i mezzi dell’epoca si faceva molta fatica a raggiungere. Loro erano dunque lasciate da sole e l’educazione  diveniva competenza di schiave come Tituba, originaria delle Barbados, un paese dove la cultura vodoo era  fortemente sentita. In più, durante quegli anni, cominciarono a circolare a Salem e in tutta l’America i testi di Cotton Mather, un autore che metteva in guardia i cittadini sulla presenza del diavolo in terra. Oltre ai testi di Mather prese spazio un filone letterario incentrato sulla superstizione e sulla stregoneria che costituì uno dei principali argomenti della letteratura del periodo. Qualcuno ritiene che nella noia dei loro interminabili pomeriggi casalinghi le ragazze cominciarono a esplorare questo mondo e ad auto-suggestionarsi. La cultura puritana e la repressione di tutti i più naturali istinti umani avrebbero fatto il resto, inculcando nelle loro suscettibili coscienze la convinzione che a Salem vi fossero delle fattucchiere.

Faide fra famiglie. Vi erano diverse inimicizie all’interno di Salem, soprattutto dopo la scissione avvenuta fra Salem villaggio e Salem città, che innescò una serie di gelosie e invidie. La famiglia Parris e la famiglia Putnam erano due fra le più influenti famiglie di fine seicento, in guerra contro la famiglia Proctor ed altri nuclei di Salem che rivendicavano i propri diritti. Per una bizzarra coincidenza gli individui accusati erano quasi tutti appartenenti a famiglie in aperto contrasto con i Parris, i Putnam e i magistrati del tribunale di Salem. Desta inoltre stupore il fatto che gli accusati che facevano ammissione di colpa e puntavano il dito contro altre possibili streghe venissero rimessi in libertà. Tituba è il caso più clamoroso ma vi furono anche altri episodi di donne date per spacciate ma che con questa strategia riuscirono a salvare la propria vita. Tutti gli accusati che furono impiccati si erano invece dichiarati innocenti.

LSD. Nel 1970 uno studio condotto da Linnda Caporael evidenziò come gli effetti riportati dalle otto giovani possedute fossero comparabili a quelli prodotti da una droga oggi molto conosciuta: LSD. L’lsd è il più potente allucinogeno esistente ed è un derivato dell‘ergot, a sua volta presente nel fungo parassita conosciuto come Claviceps purpurea, annidato nella segale e nel frumento, che cresceva in inverno nella parte paludosa ad occidente del villaggio di Salem.

I sintomi di un’intossicazione da LSD sono allucinazioni, attacchi epilettici, convulsioni, aggressività e isterismo. Tutti riscontrabili nella misteriose sindrome che colpì le otto giovani. Alla base dei processi alle streghe di Salem potrebbe dunque esserci una fra le droghe più potenti mai sintetizzate?

Dopo aver ripercorso la storia di Salem ci piace concludere questo nostro viaggio visitando quei luoghi che fecero da sfondo all’oscuro 1692. Abbiamo intitolato questo articolo “Salem, il paese senza sceriffo” non per creare un titolo ad effetto – va bene, magari c’abbiamo pure provato – ma con una reale motivazione. Giles Corey, l’uomo che venne schiacciato dai massi dei suoi aguzzini per il suo rifiuto a dichiararsi colpevole o innocente prima di morire scagliò una maledizione contro lo sceriffo di Salem e su tutti i suoi pari grado che gli sarebbero succeduti negli anni. Il caso volle, che il trentenne sceriffo George Corwin, morì esattamente a distanza di quattro anni dall’esecuzione per infarto ed emorragia interna.

Nel 1970 lo sceriffo di Salem Robert Cahill fu costretto a rassegnare le dimissioni per improvvisi problemi cardiaci. Incuriosito dai fatti di Salem, decise di consultare l’albo degli sceriffi dalla morte di Corey, ed appurare se potessero esserci delle attinenze. Portò alla luce una verità sconvolgente: Da George Corey a lui, tutti gli sceriffi avevano avuto gravi problemi cardiaci sul lavoro, erano morti per improvvisi malanni o dovettero lasciare l’incarico a causa di gravi emorragie interne. La maledizione si protrasse fino al 1991, anno in cui la stazione venne trasferita da Salem a Middleton: da allora, gli sceriffi hanno potuto svolgere il loro dovere di tutori dell’ordine senza più alcun problema.

Sempre il fantasma di Giles Corey si aggirerebbe per il vecchio cimitero di Salem. Secondo la leggenda  il suo avvistamento anticiperebbe funesti eventi. Nel 1914 il fantasma  fu avvistato di notte: Proprio nel 1914 a Salem scoppiò un incendio che si sviluppò dalla Gallows Hill’s, la collina  dove la moglie di Corey e altre 18 persone furono impiccate e inghiottì l’intera città.

La Gallows Hill, la collina delle impiccagioni, è un altro dei luoghi dove l’attività paranormale sarebbe più concentrata. Strane apparizioni, lamenti notturni, voci e urla dal nulla sono i fenomeni riportati da chi la visita. Eppure, preferiamo prendere queste informazioni con riserva perchè quella che oggi è considerata la collina delle impiccagioni di Salem, potrebbe non essere stato realmente il luogo delle esecuzioni di morte. Uno studio condotto da Sidney Perley identificherebbe nella collina della morte un boschetto alle spalle di un supermercato. Per maggiori informazioni su questa ricerca, se avete dimestichezza con l’inglese potete consultare questo link:

http://www.boudillion.com/gallowshill/gallowshill.htm

Se invece vi trovate a Salem, avete appetito e volete rifocillarvi fra un museo delle streghe e una casa maledetta, potete andare nel ristorante dove un tempo sorgeva la taverna di proprietà di Bridget Bishop. Sembra si mangi molto bene  e in più i clienti e il personale di servizio affermano che la Bishop di tanto in tanto torni ancora a controllare l’andazzo degli affari. Una delle cameriere ha dichiarato di aver visto la sua sagoma triste e afflitta, in abiti coloniali, comparire improvvisamente a mezz’aria nella tromba delle scale che conduce alla mansarda. I ricercatori della serie tv Ghost Hunters si sono interessati al caso e con i loro mezzi hanno rilevato una flebile voce di donna fra le mura della cucina. Interpellata, ella avrebbe riferito di chiamarsi Bridget Bishop. Alla domanda “chi ti ha accusato?” la risposta fu: “Mary“. Un nome che potrebbe coincidere con Mary Walcott, la principale fra le sue accusatrici.

admin / 6 luglio 2016 / Misteri, Stati Uniti

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